Un grugnito proveniente dalla cucina venne in risposta al richiamo. James si diresse verso l’altra stanza e trovò l’amico alle prese con del Whiskey Incendiario. Controllò sotto la gamba del tavolo e trovò altre tre bottiglie dell’alcolico, tutte vuote.
“Ahia” pensò l’uomo. “Non l’ha presa affatto bene”.
- Felpato, per caso hai saputo…
Sirius grugnì ancora una volta e continuò a fissare il suo bicchiere come se volesse incenerirlo con la sola potenza del suo sguardo. James ebbe pietà del suo migliore amico e si prese anche lui un bicchiere dal lavello della cucina, sedendogli di fronte e stappando la bottiglia di Whiskey magico.
Alzò il calice verso l’amico in un funereo brindisi a cui l’altro non rispose e lo buttò giù tutto d’un fiato.
- Bisogna farlo rinsavire, assolutamente…
Mormorò James scrutando le poche goccioline rimaste sul fondo del suo bicchiere come avrebbe fatto la professoressa Cooman con i resti del the. (1897 parole, pubblicata 24/11/08)
Che dite, ci riuscirà?
Scommettiamo? (5372 parole, pubblicata 02/08/08)
2 maggio 1998: incontri e scontri su di un binario della stazione di King’s Cross, avvolta nella nebbia, apparentemente deserta...
(6251 parole, pubblicata 30/08/08)Remus sospirò: “Ti capisco, sai? Anche io non ho mai avuto amici, prima di trovare i Malandrini…”
(4875 parole, pubblicata 06/10/08)
‘C’era una volta…’
E’ un inizio ormai fin troppo scontato – o dovremmo dire classico? - per una favola che, altrettanto scontatamente, termina con l’allegro finale ‘…e vissero tutti felici e contenti’.
Ma ‘C’era una volta’ per cosa mai potrebbe essere più utile, se non per raccontare una storia di cose che c’erano; cose che ci furono; cose che, ora, non ci sono più? Per raccontare una storia -no, non una favola- che non potrebbe mai concludersi con '…e vissero tutti felici e contenti'?
(1039 parole, pubblicata 30/09/08)
Lo tiene dolcemente, come se si potesse rompere da un momento all’altro. (336 parole, pubblicata 02/09/08)
Storia partecipante alla VI edizione del concorso di Acciofanfiction: Momenti Mancanti da I Doni della Morte.
Capitolo di riferimento: da collocarsi dopo il capitolo 11 La Mazzetta.
Harry ha cacciato via in malo modo Remus, vecchio amico di suo padre, che si era offerto di accompagnarlo nella sua missione, abbandonando così la sua famiglia.
Sappiamo che Remus, alla fine, sceglie di restare accanto a Tonks e a Ted, ma come ha preso questa decisione?
E soprattutto, come si è sentito dopo aver discusso con Harry e dopo aver lasciato Dora?
Perchè di solitudine si può anche impazzire.
Un Remus che ritorna sui suoi passi, un argomento di cui si è già parlato abbondantemente. Ecco la mia versione: un Remus meno controllato e un po' più umano, che riesce ancora a tirare fuori il suo lato Malandrino.
Tra discorsi deliranti e confessioni solitarie, riflessioni e sensi di colpa, Remus farà la sua scelta: restare accanto alla sua famiglia, fino alla fine, qualunque cosa accada.
"Luis?"
Remus dovette trattenersi per non scoppiare a ridere.
"Luis Lupin? Sii seria, Dora."
Lei aggrottò la fronte.
"È un nome bellissimo. Breve, diretto, semplice, normale." sottolineò pesantemente l'ultima parola, guardandolo con aria di sfida.
Non è facile vivere durante una guerra, con il rischio di perdere chi amiamo e la nostra stessa vita. E' ancora meno facile se, come Tonks, si è in attesa di un bambino, vittima di ormoni impazziti, nausee mattutine e mille preoccupazioni.
Non resta, allora, che cercare di chiudere tutto fuori e occuparsi di qualcosa di frivolo, quanto fondamentale: la scelta di un nome. Perchè, in fondo, il mondo può anche aspettare per cinque minuti, no?
Leggendo il settimo libro sono rimasta un po' interdetta dalla strana, se non folle, piega che ha preso la storia di questi due personaggi.
Una mia versione dei fatti... Un po' particolare!
Tonks viene invitata al matrimonio del cugino Archie, a L.A.; e testarda com'è, riesce a portarsi dietro Remus per avere un po' di compagnia. Ma cose inaspettate stanno per accadere...
(11382 parole, pubblicata 15/11/07)